blog_header_12.jpg
MuShinKanDojoZenKatoriShintoRyu AikidoIaidoContatti
Home
Tenshin Shoden Katory Shinto Ryu PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sunday 11 March 2007

 

Le armi, anche le più belle,

sono sempre cose funeste

che tutti devono rifiutare,

e chi possiede il Dao non le accetta.

L’uomo saggio, a casa sua, tiene la sinistra,

in guerra tiene la destra.

Le armi sono cose funeste, non sono cose dell’uomo saggio,

egli le usa solo quando non può farne a meno.

La pace e la quiete elevano,

e l’uomo saggio, se vince, non gode,

gode chi ama uccidere gli uomini.

Ma chi ama uccidere gli uomini,

non può realizzare mai il suo volere

nel mondo.


                                     (Lao Tse)

 

  Image

 Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu

ImageAl Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu si può imparare a usare una spada da samurai contro un uomo armato di tutto punto come un guerriero medievale.

Il fatto che lo stile della scuola non sia sceso a compromessi con il ventesimo secolo, testimonia una fedeltà alle tradizioni ormai rara persino in Giappone.

I suoi allievi studiano un’arte marziale pura, che la scuola intende rendere sempre più perfetta attraverso la continua rielaborazione di quelle tecniche, il cui perfezionamento già costò la vita a molto uomini in passato. La lezione che si apprende dall’esperienza del combattimento costituisce una parte importante dell’insegnamento. Chi riesce a progredire nello studio dev’essere dotato di grande forza di volontà, perché non si vede quale vantaggio possa trarre dal frequentare questa scuola piuttosto che una dove possa apprendere delle tecniche di autodifesa, come l’Aikido. Anzi, qui l’allievo impara il sistema classico di combattimento con armi dove ciascun movimento ha il preciso scopo d’uccidere o di ferire a morte l’avversario.

Gli obbiettivi della scuola sono rimasti gli stessi fin dalla fondazione, circa cinquecentocinquanta anni fa: formare guerrieri esperti in ogni branca dell’arte della guerra, dall’uso delle armi alla conoscenza della tattica, della logistica e persino della medicina.

Gli studenti sono consapevoli d’essere messi a parte d’un patrimonio storico unico, che va conservato e trasmesso alle generazioni future. Proprio a titolo di riconoscimento per questa sua funziona culturale, il governo giapponese ha voluto insignire la scuola della particolare benemerenza di Tesoro Nazionale.

Nel 1447, il Giappone non era ancora una nazione unita, ma era diviso in feudi, ciascuno dei quali era governato da un signore, il cosiddetto “daimyo”. In questo contesto di guerre intestine, i giovani venivano educati al bujutsu (virtù marziali) con un addestramento che comprendeva le arti di combattimenti del kyu-jutsu (arte dell’arco), del ken-jutsu (arte della spada), del naginata-jutsu (arte dell’alabarda), del so-jutsu (arte della lancia) e una miriade di altre arti marziali con le armi.

ImageIl fondatore del Katori Shinto Ryu, Iizasa Choisai Ienao, o sensei Choisai (l’appellativo sensei significa maestro), nacque nel 1387 nell’attuale Takomachi, nella prefettura di Chiba (a circa sessanta chilometri da Tokyo).

Già da giovane era famoso per la sua abilità con la spada e la lancia. Era al seguito, come samurai, della famiglia Chiba, i cui figli erano a quel tempo i signori della zona. Pare anche che per un certo tempo sia stato presso lo shogun Ashikaga Yoshimitsu a Kyoto, che allora era la capitale.

Sembra che abbia preso parte a numerosi combattimenti campali e che questa esperienza lo abbia portato a una conclusione: il modo di combattere che si stava diffondendo non avrebbe portato altro che distruzione.

Così, quando la famiglia Chiba incominciò a perdere potere e fu sconfitta, egli se ne andò e si ritirò presso il tempio di Katori. Aveva sessant’anni quando lasciò tutto.

In Giappone ci sono due famosissimi santuari dedicati alle arti marziali. Quello di Katori si trova su una collinetta, circondato da alberi secolari. I più vecchi hanno intorno corde spesse e pesanti, secondo l’usanza shintoista. I templi sulla via del santuario sono tra gli alberi. Lì vicino si trova anche il santuario di Kashima. Entrambi sono tuttora luoghi di pellegrinaggio molto frequentati.

In quel periodo avvenne che uno dei discepoli del fondatore del tempio di Katori lavasse un cavallo a una vicina sorgente, detta “la divina sorgente” e che poco tempo dopo il cavallo s’ammalasse e morisse.

Per Choisai quest’evento fu la rivelazione del potere di Futsunushi-no-Kami, la divinità dello shintoismo, le cui reliquie erano conservate nel tempio. La morte del cavallo lo convinse della potenza del dio. Per cui decise di fare penitenza, tutti i giorni, per mille giorni: in quel periodo si sottopose a riti di purificazione e intraprese uno scrupoloso addestramento alle arti marziali.

Alla fine del periodo di penitenza, istituì quelle discipline che sono alla base del Katori Shinto Ryu

Il sensei Choisai riteneva d’aver raccolto in esse tutti gli insegnamento che aveva ricevuto direttamente dal dio Futsunushi-no-Kami, e così coniò l’espressione Tenshin Shoden che significa “tradizione divina, vera, giusta”, da anteporre a Katori Shinto Ryu. Di qui il nome tradizionale della sua scuola Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu, che significa “la tradizione marziale che è la vita degli dei”. Poiché la parola shinto, che vuol dire “la via degli dei”, indica quella via di verità e di giustizia che si dovrebbe seguire e suggerisce quindi l’immagine d’un sentiero che la gente percorre con il cuore pieno di sincerità, il sensei Choisai pensò d’applicare questo concetto al campo delle arti marziali.

La linea di successione non s’è mai interrotta: l’attuale maestro del Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu è il ventesimo per discendenza, anche se non è un maestro praticante.

Il fondatore, il sensei Choisai, visse fino a 102 anni.

Alla sua morte lasciò un’abbondante raccolta di scritti, d’argomento sia filosofico sia pratico.

Al nocciolo del suo addestramento c’è un gioco di parole, dovuto al confluire nello stesso fonema di due distinte tradizioni linguistiche, quella giapponese e quella cinese. In giapponese, la parola heiho si riferisce all’intero curriculum di studi marziali di una tradizionale scuola d’armi, ma le sue origini linguistiche sono molto più complesse: dall’insegnamento del sensei Choisai apprendiamo che la parola heihao, scritta in caratteri giapponesi, significa “metodo marziale”. Scritta in cinese vuol dire “pacifico” o “calmo”.

La morale è che il metodo marziale è si la via del combattimento, me se saremo capaci di portare a termine l’intero curriculum di studi del Katori Shinto Ryu , scopriremo che questo si trasformerà in una via di pace.

Tutto il normale addestramento si svolge con le armi e si praticano solo le forme (kata, in giapponese).

A differenza di molte altre arti marziali, non sono previsti esercizi di riscaldamento e di stiramento, ne s’incomincia con le tecniche semplici. S’eseguono solo lunghe, fluide sequenze di colpi di taglio, stoccate, affondi, colpi di striscio e parate, combinate in una serie predeterminare di movimenti, che insieme compongono un kata.

Anche i kata sono ordinati in rigide sequenze a partire da quello più semplice dello sguainamento della spada. A questo segue l’omote-ken-jutsu, il kata dell’arte della spada del novizio, che viene eseguito in coppia, così come tutti gli altri. Alla fine, ogni guerriero deve imparare entrambi i ruoli in ogni kata di combattimento.

ImageI kata dell’arte della spada del novizio sono seguiti da forme di combattimento col bastone (Bo) contro la spada. E infine compaiono le alabarde (Naginata) lunghe circa due metri e mezzo, l’arma più difficile da maneggiare per un principiante. Queste disegnano nell’aria grandi cerchi e, talvolta, l’alabardiere è costretto a sollevarsi con un salto per colpire dall’alto. Chi gli sta di fronte, si mantiene a distanza e cerca di avventarsi su di lui mentre rotea l’alabarda. Tutti i movimenti sono coreografati.

I kata intermedi dell’arte della spada sono molto elaborati, veloci e brevi. I movimento sono così precisi che a volte s’usa anche la palma della mano sinistra per sostenere e allineare la lama. I colpi di contrattacco piovono da tutte le angolazioni immaginabili.

E interessante notare che la pratica con le armi, sia da soli sia in coppia, s’esegue sempre contro un avversario armato di spada, il quale impara a fronteggiare gli attacchi sferrati con qualsiasi tipo d’arma e a scoprirne i punti deboli. E in questo senso che il Katori Shinto Ryu è fondamentalmente una scuola di combattimento con la spada. E non sorprende affatto, se si considera che è intimamente legato al santuario di Katori, il maggior tempio shintosista della divinità della spada.

Una volta acquisita una certa padronanza nell’uso della lancia e nell’esecuzione delle tecniche più avanzate con la spada, gli studenti possono passare allo studio delle tecniche segrete di combattimento a contatto e di proiezione di avversari completamente armati, oppure all’uso di armi speciali, come gli shuriken, che sono dardi di ferro. Di quest’argomento si sa poco: ne sanno solo coloro che hanno studiato a lungo nel ryu.

In un vero combattimento, i due avversari, durante la pratica dei kata, stanno a una distanza di mezzo passo l’uno dall’altro. Da questa posizione, gli stessi colpi non fanno solo rumore, ma provocano tagli netti al torso, alle braccia e alle gambe dei contendenti, e alla stessa cosa succede quando si parano gli attacchi in arrivo.

Nel combattimento condotto secondo lo stile tradizionale, la spada può essere usata nei modi più diversi ma con un numero d’obbiettivi limitato corrispondente ai punti più vulnerabili dell’armatura giapponese. Si cerca di colpire la faccia, il rovescio del polso e l’interno del bicipite, la parte laterale del collo, la vita e l’interno delle gambe. Con l’alabarda si possono colpire anche i polpacci, un punto che si trova invece troppo in basso per la spada. In tutte queste zone, da cui passano anche i principali vasi sanguigni del sistema circolatorio, l’armatura presenta delle aperture.

In allenamento però i praticanti dissimulano deliberatamente la traiettoria delle mosse cosi chè riesce difficile all’osservatore individuare il vero bersaglio del colpo.

Questo non è che un aspetto della tradizionale segretezza del Katori shinto ryu. Le spie, o gli osservatori casuali, vedrebbero solo due spade di legno che s’urtano; solo i due combattenti sanno dove avrebbero colpito se fosse stato uno scontro vero e proprio. Nel Katori shinto ryu, attacco e difesa sono contemporanei, e ogni movimento di ciascun kata tiene fede a questo principio. L’autentico valore del kata non sta solo nel modo in cui rende armonico l’allievo, affinando le sue reazioni, migliorando il suo equilibrio, il suo ritmo, la sua velocità e la sua precisione, ma soprattutto nel fatto d’infondergli autocontrollo e disciplina. Il kata insegna a uccidere ma anche a non colpire.

La pratica con le armi di legno è solo una parte dell’addestramento. L’altra parte, lo iai-jutsu, è la classica esibizione a solo con una spada vera.

ImageLo iai-jutsu consiste nell’esecuzione d’un solo colpo perfetto. E un combattimento finalizzato a un unico, terribile momento, come nella famosa sfida mortale del film di Akira Kurosawa “I Sette Samurai”. Viene spontaneo chiedersi che cosa accadrebbe se ci fosse un secondo colpo. Al Katori Shinto Rryu, gli allievi vengono addestrati a eseguire i colpi in successione, come in un vero duello.

Molti kata dello iai-jutsu s’eseguono partendo da una posizione accosciata, perché sono ideati per reagire agli attacchi notturni. L’esecutore sta in basso, nascosto, per poi saltare fuori solo all’ultimo momento, eseguendo uno o più colpi contemporaneamente.

I kata comprendono sistematicamente attacchi frontali, laterali, alle spalle, oltre che da qualsivoglia direzione possibile. L’essenza dell’arte sta nella rapidità fulminea e nella precisione infallibile della sua esecuzione, perché lo scopo è quello di sbaragliare l’avversario con il minor numero di colpi possibile. Occorre fare molta attenzione alla corretta posizione della spada nella cintura, prima di cominciare i movimenti, e al suo rapido ritorno nel fodero al termine dello scontro.

Il vero contenuto di ciò che viene per tradizione definito “arte marziale”, non riguarda solo le tecniche per uccidere, ma molto di più. Il fondatore del Katori Shinto Ryu, il sensei Choisai, concepiva lo studio come qualcosa che mirasse a sviluppare l’armonia reciproca e la coesistenza pacifica fra l’uomo e i suoi simili. Proprio per questo intendeva, quando diceva che le arti marziali devono essere le arti della pace. I soldati del passato non avevano come unico obbiettivo quello d’uccidere altri uomini. Senza il loro contenuto filosofico, le arti marziali non sarebbero niente di più che l’esercizio della bruta forza animale.

Ultimo aggiornamento ( Saturday 29 March 2008 )
 
< Prec.