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Quando parlo della mia pratica una delle prime domande che mi vengono poste è: ” è un’arte marziale di “attacco” o di “difesa”?”

Questo semplice dubbio ci permette di affrontare un aspetto distintivo della nostra arte marziale.

I concetti di attacco e difesa vengono abbandonati per essere sostituiti da una nuova prospettiva. Se esiste un nemico che ci vuole prendere uno spazio (per esempio nel campo delle proprietà materiali) esiste, allo stesso modo, un nemico insito in noi che non vuole cedere questo spazio.

Tra questi due punti di vista contrapposti (che spesso ci appaiono come le uniche possibilità di scelta) l’Aikido ne propone un altro, slegato dal conflitto.

Una terza dimensione ove il conflitto stesso perde il suo significato.

La modalità per vivere questa esperienza è il lavoro corporeo che vede come protagonista il praticante.

Egli si cimenta sia nell’esecuzione che nella ricezione delle tecniche di Aikido.

Di immediata comprensione sono i benefici fisici che si ricavano dalla pratica. Le tecniche, infatti,  lavorano contemporaneamente sulle catene muscolari, sulle catene articolari  e su quelle ossee.

Ne consegue che il corpo è  piu’ libero,  piu’ sciolto e piu’ disponibile.

Le tecniche citate possono essere, invariabilmente, eseguite sia con le mani che con le armi (principalmente ken e jo).

Queste ultime rivestono un ruolo fondamentale in quanto permettono un approfondimento specifico su aspetti quali il tempo, lo spazio e la relazione senza il contatto.

Quanto descritto sopra vuole essere solo un accenno che non puo’ sostituire l’esperienza diretta.

Se un po’ di curiosità è emersa, allora non resta che provare.

 

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Vincenzo