Aikido
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L’applicazione di questa legge fondamentale alla nostra arte può sembrare pretenzioso o illusorio e addirittura fuori luogo, ma trovandoci in un ambito di arte universale credo si possa provare a cercare dei collegamenti:
Nulla sì Crea: le tecniche proposte le ritroviamo inscritte davanti a noi, se la nostra disposizione mentale e fisica si trova nella giusta posizione semplicemente appaiono… Mi vengono in mente situazioni in cui ho proposto a principianti delle tecniche e loro semplicemente, per la loro attitudine del momento ne creavano delle altre o dove i praticanti trovano più semplici altri precorsi, diversi, ne giusti ne sbagliati, unicamente si manifestano. Nulla si distrugge: è anche un fondamento dell’Aikido, accettare un attacco per quanto violento permettergli di esprimersi in tutte le sue potenzialità, è spiegato alla seconda o terza lezione, l’attaccante non si distrugge o mortifica per il suo gesto, le immobilizzazioni e le proiezioni che sono studiate nel completo rispetto dei compagni di pratica, il continuo scambio di ruoli tra attaccato e attaccante permette di sperimentarsi e scoprirsi in entrambe le situazioni. Tutto si trasforma: ora che abbiamo accettato che il gesto violento si sviluppasse, non ci resta che condurlo in un nuovo spazio che si viene a creare dall’interazione dei componenti, uno spazio nuovo che preserva l’integrità degli individui e li mantiene vigili e agili. Un’altra opportunità di trasformazione è data dal tempo, ed è la possibilità di muoversi nel tempo definito dall’attacco, arrivando in ogni modo al controllo della situazione.La curiosità è che non valorizziamo la velocità per arrivare prima dell’altro, ma la trasformazione dei parametri spazio temporali ci permette di modificare l’azione senza violare l’integrità altrui, sempre e comunque nell’ottica d’evoluzione e di rispetto e mai in quelli di prevaricazione o forza muscolare applicata. Anche il nostro corpo si trasforma non per l’ingrossamento dei bicipiti o dei pettorali, ma per un reale cambiamento interiore e allora che la postura si fa più consona le articolazioni si sciolgono, una certa agilità si fa strada. Queste trasformazioni non restano all’esterno dei nostri arti, entrano in profondità dentro di noi dove non le vediamo, si trattengono li finché un Nikkyo o un Kotè gaeschi non le destano. Ho scritto alcune cose su quello che per me può rappresentare l’Aikido, sicuramente una piccola parte, nel Web o sui libri di definizioni ne troverete tante altre, da parte mia non resta che divi di provare. Vi aspetto, ![]() Ambrogio
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In Aikido nulla si crea e nulla si distrugge ma …. tutto si trasforma.
